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UN OSTE CHIAMATO PEPPE

By on luglio 5, 2016

Buongiorno Erika, oggi voglio parlarti di una persona che ha fatto del suo amore per la cucina la sua vita. Tra le cose, é un mio amico e quindi il mio ritratto su di lui sará necessariamente influenzato dal rapporto che ci lega da qualche anno. Per tutti é l’Oste, lui stesso non ama farsi definire Chef, anche se ha tutte le carte in regola per essere annoverato tra i migliori del settore in Sicilia. Per me è semplicemente Peppe, purtroppo a causa del mio lavoro non riesco ad andare molto spesso a sublimarmi con la sua cucina, ma ogni volta é una gioia per i sensi. Peppe é l’anti personaggio per antonomasia, a tratti appare burbero, si imbarazza ancora oggi quando i clienti lo riempiono di complimenti, é un perfezionista e questo lo porta a rinnovare e migliorare spesso i suoi piatti. Io di lui amo un piatto in particolare, forse il più semplice tra quelli da lui proposti negli anni: il trancio di ricciola cotto sulla piastra accompagnato ad una quenelle di patata aromatizzata alla cenere e spinacio saltato in padella. Ogni sua portata é una sublimazione del palato, ma non é solo il cibo a rendere una cena (o un pranzo) all’Oste e il Sacrestano, un’esperienza unica. Saranno i 24 posti a sedere, l’ambiente elegante ma conviviale, la musica jazz che accompagna l’uscita delle portate dalla cucina, il sorriso bellissimo della moglie Chiara, allo stesso momento regina della sala e splendida padrona di casa. Tutto sembra naturalmente calcolato per fare di una cena in Osteria non solo una semplice cena. Peppe trova nel luogo in cui é nato e dove ha creato il suo ristorante, l’ispirazione per i suoi piatti, la Marina di Licata, seppur decadente e spesso degradata, conserva ancora l’atmosfera dei decenni passati. Le telecamere di sorveglianza che Giuseppe osserva durante le ore di preparazione e che inquadrano l’ingresso di via Sant’Andrea sono la sua finestra sul mondo, sul suo mondo. I colori e i sapori di questo quartiere che oggi rivive ancora nei piatti dell’Oste Peppe.

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