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MOVE ORTIGIA of NORMALITY… E mangi da dio!

By on settembre 25, 2016

Giuseppe avevi ragione tu! Mi sono persa tra i romantici vicoli di Ortigia e sono giunta al Moon. Un ristorante che in realtà è una galleria d’arte “apparecchiata”, con tavoli bianchi e sedie bianche, tavoli marroni e sedie marroni.

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Incubatrice di artisti, questo esclusivo locale del siracusano riesce a coniugare arte e gastronomia come la tela con la sua cornice.
Il merito è dell’ospitale modenese che ha deciso di salutare l’Emilia Romagna e assecondare i capriccio del suo cuore, che l’ha voluta in Ortigia. Del resto, suo marito, non ha saputo dirle di no, così, insieme, hanno dato espressione al loro amore per quest’isola. Il progetto, a dirla tutta, ha avuto il contributo di tante menti femminili, dalla chef Enza alla designer che ne ha curato l’arredo. Imperdibile è l’aneddoto che si cela diettro il nome “Moon”. Pare che la luna qui sia incantevole, dunque, poiché gli abitanti di Ortigia non ci fanno ormai più caso, si è pensato di restituire importanza a questa creatura del cielo creando l’acronimo “Move Ortigia Out of Normality”. Riesci a immaginare il mio entusiasmo quando ho sentito questo racconto, vero?

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Ebbene, sappi Giuseppe che la mia gioia non si è esaurita così, perché il selezionato personale di sala è stato strepitoso. Al mio tavolo sono stata coccolata a suo “posso derubarla del piatto?”, giusto qualche secondo dopo aver finito di bearmi del mio tabulè di lenticchie e verdure.

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A impreziosire di elegranza i già sofisticati ma sobri capitelli romani, anche la presentazione dei piatti bio, vegani, vegetariani e gluten free.

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La bellezza di questo posto, infatti, la ricavi ovunque. Da come il tempo scorra piacevolmente e senza frenesia tra una portata e l’altra, alla musica che accompagna i commensali senza precludere loro la possibilità di conversare amabilmente.

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Poi, per interrompere questa magia, irrompo con la bontà e l’ammissione della trasgressione di quella serata d’estate: ho mangiato il salame di mandorle e cioccolato!
Non te lo descrivo, perché potrei perdere i sensi ancora e ancora, adesso!

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