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EGO BISTROT: LE COCCOLE DI CASA DORIA PANPHILJ

By on settembre 3, 2018

Ciao socio desaparacidos,

ho un grande regalo per te. Sto per raccontarti di un bistrot eccezionale, nel cuore di Roma, e ti parlerò prevalentemente di cibo. Sì, hai capito bene. Pochi fronzoli sulla delicata e riservata location collocata sulla terrazza dell’hotel Borgo Ripa, incastonata come una pietra preziosa tra Trastevere e l’isola Tiberina.

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E tutta questa bontà non è, ovviamente farina del mio sacco, bensì merito della maestria di Andrea Quaranta, che abbina gli ingredienti tra loro meglio di come Victoria Beckham saprebbe coordinare una borsa con un paio di décolleté!

Ma se il bello e geniale protagonista della splendida cucina a vista è lo il suo fantasioso chef, padrone assoluto della sala è Daniele Cecchi. Pensa, ho chiesto più volte il gentile consenso dei miei commensali di poterlo invitare a stare stabilmente al tavolo con noi.

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Ti racconta i piatti con la semplicità tipica di un bambino che priva a  coinvolgerti con la sua passione per i dinosauri e Daniele, credimi, ha una conoscenza dalla materia prima che potrebbe coprire lo spazio temporale che va da oggi al giurassico, senza annoiarti mai, ma portandoti per mano tra i campi verdi di fave tonka, gli allegri pascoli di agnelli e le vivaci scogliere di ostriche. L’ho capito sin dall’entres di benvenuto che il ragazzo fa sul serio, guarda che chicca!

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Gli uomini al mio tavolo hanno particolarmente apprezzato il loro menù degustazione da sei portate e io, che ho assaggiato ogni portata, mi sono beata sorprendentemente del loro dolce, che chiamarlo così potrebbe a ragion veduta sembrare una bestemmia. Si chiama Ego 40, è un biscotto al fois gras con pere e cioccolato bianco… ma che te lo dico a fare. Non ci sono stati complimenti che rendessero l’idea della prelibatezza di questo dessert.

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Scusa se sono partita dalla fine del pasto, omettendo peraltro il profumo del Solento con cui il buon Daniele ci ha salutato (vatti a vedere di che si tratta che solo a scriverne il nome ho di nuovo l’acquolina in bocca), ma non mangiavo un dolce così buono da… dal giorno del mio matrimonio!

Però, facciamo così, io ti racconto solo di un altro paio di assaggi e poi tu torni a Roma e ti ci porto, ok?

Quindi, partendo dal mio migliore amico di mare, il riccio, ti regalo questa galleria spalancata, pronta a essere attraversata da una ghiotta forchettata di risotto cozze, rucola, ricci e pecorino. Se hai coraggio, prova a replicarla. Penso che davvero ci vogliano mani d’oro è una mente eccelsa per dosare come ha fatto lo chef Quaranta questi quattro elementi apparentemente poco imparentati tra loro.

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E a vincere il premio della serata, con l’ampio consenso di tutto il mio tavolo, è stato il piatto che non ho nemmeno fatto in tempo a immortalare che ce lo siamo spazzolati come degli assatanati, forse anche per la sua tonalità di rosso cinabro, realizzato con una letto di barbabietola rossa e cipollotto alla vaniglia bourbon su cui giacciono dei tortelli di formaggio caprino.

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Pensa che che l’ha apprezzato anche la mia amica amica allergica alla proteina del latte, che non ha resistito alla tentazione di assaggiarlo, assumendosi le disagievoli conseguenze del caso. Ah, peraltro, Daniele è stato bravissimo a offrire differenti opzioni di scelta  proprio a lei, trasformando le sue esigenze alimentari, che ai più possono apparire come un disagio e una bestemmia garantita per la brigata della cucina, nell’occasione per scoprire sapori nuovi e versioni alternative di materie prime più sofisticamente preparate.

Mi spiace non poterti dire molto del mio delicatissimo baccalà, ma sai divento quando mi mettono il pane vicino, e figurati se l’offerta si compone di fette alla cinta senese e di farina nera al carbone! Chiedo venia all’autore dell’eleganza del posto, ma ho ceduto sornionamente alla più avida delle scarpette!

 

 

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