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A MAMOIADA MASCHERE MEDITERRANEE TUTTO L’ANNO!

By on luglio 5, 2016

Ciao Peppe, non puoi capire dove sono stata!!! Hai presente il cuore di Nuoro? Ma no che non lo sai, chi pensa alla Sardegna, immagina solo il mare. Non importa, ti aiuto io a scoprire una parte di
entroterra sarda che ti entusiasmerà!
Allora, sono stata a Mamoiada, precisamente al Museo delle Maschere mediterranee. Devo ammettere che ho temuto di trovare anche te, t’immagini? Dai, scherzo, magari un giorno ti ci porto. È una meta che merita davvero la visita e ci possiamo andare anche con tuo figlio, perché la mostra è a misura di bambino.

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Ci sono tante maschere a grandezza d’uomo e la guida è un pozzo di scienza. Mi ha incantato con i suoi racconti sulle leggende dei Mamuthones. Questi uomini portano un fardello di campane che
pesa circa trenta chili e i volti delle loro maschere inquietanti esprimono dolore e spaventano allo stesso tempo. Le campane producono suoni tutti diversi tra loro, perché gli artigiani che le creano, purtroppo orami in via d’estinzione, si assicurano che ogni suono sia unico.

Mamoiada copertina

Pensa a farci degli orecchini con sonorità esclusive… Sarebbe davvero splendido! Nessuna traccia di glamour invece nel vello nero e riccio di questi uomini inquietanti dal volto coperto da maschere di legno che esprimono sofferenza e cattiverie. Durante il celebre Carnevale di Mamoida, i Mamuthones e gli Issohadores, altra maschera mediterranea che sfila, attraversano la città tra balli e simulazioni. Ma
i Mamuthones sono muti, perché rappresentano il connubio uomo- animale, mentre gli Issohadores sono i dominatori e per questo maschere parlanti. Ci sono mille racconti su di loro, ma
ti voglio portare tra quei colori, quelle luci, quelle atmosfere, non posso dirti tutto. Che ne pensi di venirci a gennaio, per Sant’Antonio? Tre giorni di fuochi, balli e vino… Secondo me, ci divertiamo!
Però due chicche sulla mia maschera preferita voglio dartele. Hai presente i molti modi di dire che usano la parola filo? Ecco, al museo di Mamoiada ho scoperto il perché. Il filo della vita, una vita
appena al filo, ho perso il filo del discorso… Il filo rappresenta un tempo e questo tempo nell’era nuragica era affidato alla Filonzana, un uomo vestito da donna.

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La sua maschera rappresenta una vecchia dal volto coperto che ha il potere di uccidere chi non le offre da bere. Queste maschere barbaricine nascondono molte storie popolari e ti parlerei anche dei Boes e dei Merdules, ma preferisco resistere alla tentazione e preparare un’altra tappa in Barbagia, che ne dici?
Visto che è stato così semplice raggiungere il Museo, penso che tornerò nel Nuorese molto presto!

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